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Cerca una maglia rotta nella rete

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Godi se il vento ch'entra nel pomario vi rimena l'ondata della vita: qui dove affonda un morto viluppo di memorie, orto non era, ma reliquiario. Così scriveva Eugenio Montale all'inizio dell’altro secolo; in quest’ultimo scorcio dell’anno abbiamo verificato l’attualità delle sue parole. Nel pomario della politica, laddove oramai sopravviveva solo un “morto viluppo di memorie”, un’aria fresca è entrata e ha scompaginato tutto. Quel vento oggi è smosso da un movimento che si è definito “sardine”. Molti provano a richiudere le maglie rotte che già esistevano, che non vedevamo e che una folata ci ha indicato con forza; l’unico modo che trovano è quello di sfidare “le sardine” ad indicare un’alternativa. Ma il vento non può e non deve indicare nulla: Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

Per Nilde Iotti. Perché è una questione politica.

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In questi anni passati, con i miei amici – soprattutto amiche – attraversati, come me, dal femminismo degli anni ’70, mi sono spesso trovata a discutere sugli esiti di quella stupefacente stagione. Spesso, in solitudine mi ritrovavo a dire la mia amarezza per non riuscire a vedere cambiamenti in termini di felicità (ovviamente quella legata alla propria condizione di genere) nella vita delle donne e spesso concordavo con le mie amiche sul fatto che “le figlie” non volevano saperne di conflitti di genere e di femminismo. “Le figlie” si sentivano “uguali”. Pensavo, e penso tuttora,   che i tempi storici delle grandi rivoluzioni siano lunghi: ma che ormai c’erano i libri e i saperi delle donne e che non erano piu’cancellabili. Pensavo anche, e lo penso tuttora, che uno dei motivi che aveva portato il movimento delle donne ad interrarsi (nei gender studies, nella mistica, nei meandri di carriere accademiche o politiche marginali, ma pur sempre prestigiose, o nei “voglio tor...

Dalla fine della Storia alla fine della democrazia?

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articolo di Francesco Bellusci per doppiozero.com Tra i tanti segni inequivocabili dell’incertezza e imprevedibilità dei nostri tempi, basterebbe registrare la singolare circostanza per la quale, a distanza di meno di un trentennio, dopo l’enfatico annuncio sull’insuperabilità della democrazia liberale, come esito finale e irreversibile del processo storico-evolutivo dell’intera umanità, fatta dal politologo americano Francis Fukuyama in  La fine della storia e l’ultimo uomo , all’indomani della caduta del Muro di Berlino, esce oggi il libro del politologo inglese David Runciman, docente a Cambridge, intitolato  How Democracy Ends  (appena edito in Italia:  Così finisce la democrazia.   per continuare la lettura vai su doppiozero.com

POPULISTI E POPOLARI un cortocircuito tra banca e famiglia

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Articolo di Roberta Carlini per il n. 1 ROCCA 1 gennaio 2020 Un presidente di una banca rimasto in carica per 41 anni (quarantuno, l’arco di tempo nel quale uno cresce, esce di casa, trova lavoro e famiglia), con i suoi due figli agli alti comandi vicino a lui. Un vicepresidente di un’altra banca che è anche il papà di una ministra il cui governo si deve occupare di salvare o non salvare la banca stessa. Un rappresentante dei consumatori e di un partito politico che si candida a presiedere l’indagine parlamentare sulle banche, e ha un figlio che lavora nell’ultima che è saltata. La famiglia è un tratto comune delle vicende bancarie italiane, che periodicamente si riaffacciano togliendo il sonno ai risparmiatori e inguaiando governo e autorità di vigilanza. Mentre per i casi più grandi, quelli che si sono affacciati all’inizio della crisi finanziaria dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna all’Europa, si è usata l’espressione «too big to fail», troppo grandi per fallire, i casi ch...

Sardine, piccola cronaca

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Sono le tre in punto quando entro in piazza San Giovanni. Sono insieme a un centinaio di persone scese dalla metro c. La piazza è già piena, la prima cosa che non vedo sono le bandiere e il palco, solo dopo scoprirò che c’è un camioncino con una piccola amplificazione, purtroppo non sufficiente, ma non fa niente. Vedo invece tante sardine di carta, cartone, plastica, legno. Non trovo gli amici con cui ci eravamo dati appuntamento, c’è però Marta che porta in spalla un branco di pesciolini ritagliati, la saluto ma vedo che anche lei è in cerca delle amiche del suo gruppo. Finalmente le trova e così i pesciolini iniziano ad a muoversi per la piazza. Si muovono oscillando, una bella coreografia. Incontro Maurizio e Graziella che però sono subito attratti da un altro branco, sono quelli del vecchio PCI dell’Esquilino, in gruppo ma in perenne movimento proprio come le sardine, svetta il cappello di Carmelo che per l’occasione non veste da avvocato. Sono tutti intorno a Fabio che con la...

Pesci giusti nel mare sbagliato

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di Giovanni Moro – sociologo In questi giorni imperversano sui giornali e nei media le discussioni su cosa sono e su cosa dovrebbero fare i ragazzi-sardina e i molti che, un po’ ovunque in Italia, hanno raccolto il loro appello. Giornalisti più o meno acculturati, scienziati sociali sempre sul pezzo, politologi improvvisati, vecchie glorie del ’68 che non mancano mai, padri di fallimentari esperienze del passato, ex oracoli fuori moda, leader di micropartiti alla ricerca di un nuovo popolo, sono tutti lì a proporci una massiccia dose di parole in libertà. Le voci serie, che pure ci sono, rappresentano una quota decisamente minoritaria in questo coro. Io non entro nel merito di questa discussione non solo perché la trovo stucchevole, ma soprattutto perché non ne so abbastanza e perché chi porta in piazza le persone – specialmente le persone normali – merita sempre rispetto e attenzione e mai presupponenza o paternalismo. Voglio solo annotare la riduzione, che domina il dibatti...

14 dicembre 2019 - Sardine a Roma

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